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Vitigno di origine
toscana o dell’Appennino tosco -romagnolo; ha trovato
ampia diffusione in tutta Italia centrale tanto che si
può considerare il più diffuso a livello nazionale. In
passato veniva confuso con un gruppo di vitigni quali il
Ciliegiolo, il Montepulciano ed il Canaiolo. Ormai
accertata la loro origine varietale possiamo affermare
che la tipologia più diffusa sul territorio regionale è
quella del Sangiovese "grosso" biotipo "romagnolo" che
si distingue per avere l’acino più grosso, il grappolo
più spargolo, e per le elevate produzioni unitarie. Il
vitigno presenta in effetti una elevata variabilità
fenotipica intravarietale per l’origine policlonale
della varietà che, unitamente, all’accumulo di mutazioni
geniche, all’interazione con l’ambiente e alle pressioni
selettive, hanno creato un’ampia base genetica. Tale
variabilità può essere rilevata soprattutto dalle
dimensioni e forma delle bacche, del grappolo e delle
foglie. Attualmente esiste un gran numero di cloni
omologati, di cui i più recenti fanno riferimento per
buona parte ai biotipi ad acino e grappolo di dimensioni
contenute, produttività media ed elevate caratteristiche
qualitative. Attualmente sono disponibili i seguenti
cloni selezionati nelle Marche: AP SG 1; AP SG 2; AP SG
5. Il vitigno è plastico ed ha un’ampia adattabilità a
diversi tipi di clima, terreno e a differenti tecniche
colturali. Fornisce vini di color rosso rubino intenso,
tannico, di buon corpo, armonici e con gradevole
retrogusto amarognolo: si presenta di aroma fruttato da
giovane mentre invecchiato sprigiona profumi affinandosi
notevolmente. Impiegato in uvaggi con vitigni
"miglioratori", guadagna in colore, armonicità ed
aromaticità. Questo vitigno rientra nella composizione
di produzioni DOC quali il "Rosso Piceno", "Rosso Piceno
Superiore", "Esino" e "Colli Pesaresi" in cui alla
mescolanza di uve Sangiovese possono concorrere uve di
bacca rossa idonee alla coltivazione in diverse
percentuali.
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