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Presumibilmente originario del
bacino orientale del mediterraneo, si è diffuso dapprima in Italia e
poi in Francia (Ugni Blanc). Nel nostro paese viene principalmente
coltivato nel Centro e nel sud Italia. Nel nord viene coltivato
limitatamente ad alcune aree calde e soleggiate. Nelle Marche è
stato uno dei vitigni maggiormente coltivati mentre attualmente la
sua coltivazione è in restrizione a vantaggio di altri vitigni
autoctoni e di nuova introduzione. I cloni omologati disponibili
individuati e selezionati nelle Marche sono il CSV AP TR 2 ed il CSV
AP TR 1. Anche per il Trebbiano toscano sono in corso selezioni clonali e
sanitarie ad opera dell’ASSAM congiuntamente all’Università
Politecnica delle Marche. La varietà risulta abbastanza omogenea e
caratterizzata da produttività costante ed elevata, comunque in
dipendenza della tecnica colturale adottata e delle condizioni
ambientali. Differenze possono riscontrarsi nella morfologia del
grappolo che , di norma grande, cilindrico, alato, può biforcare in
punta. Il Trebbiano toscano è un vitigno vigoroso, si adatta bene a
diversi ambienti, ma preferisce climi caldi. E’ sensibile ad oidio
ed acari; soffre stress idrici. Il vino ottenuto da questo vitigno
si presenta di colore paglierino, di buona acidità, ma non molto
caratteristico dal punto di vista aromatico visto il suo carattere
"neutro" . Per migliorare le caratteristiche organolettiche,
soprattutto sotto il punto di vista aromatico, è preferibile l’uvaggio
con altri vitigni migliorativi. Si presta molto bene per la
produzione di vini passiti o per produzioni tradizionali quali il
"Vino Cotto". Con la modifica del disciplinare di produzione della
DOC "Falerio dei Colli Ascolani" la presenza di questo vitigno è
stata ridotta ed attualmente può arrivare fino ad un massimo del
50%. Le uve di questo vitigno prevalgono nella DOC "Colli Pesaresi
Bianco" in cui il minimo richiesto è l’85%. |